Il Foehn

Il Föhn è un vento di natura orografica secco e mite che si manifesta con raffiche irregolari e turbolente; è definito un vento orografico in quanto è proprio la morfologia terrestre che gli attribuisce particolari caratteristiche termodinamiche.
Il föhn conosciuto anche come favonio a sud delle Alpi, prende vita quando abbiamo un gradiente barico (differenza di pressione) tra i due versanti alpini di almeno una decina di hPa e può manifestarsi, con situazioni circolatorie opposte, su entrambe i lati della catena montuosa.
Una configurazione barica tipo da Föhn per il NW italiano (con interesse particolare per alto Piemonte e alta Lombardia), è quella riportata nella mappa della pressione al suolo e fronti qui sotto, risalente al 05 febbraio 1999. Su questa carta sono ben evidenti due figure bariche protagoniste sullo scacchiere europeo, ossia la profonda depressione con il minimo sul Mar Baltico e l’anticiclone Atlantico al largo del Regno Unito.
La sinergia tra i due enormi “ingranaggi”, provoca una veloce corrente proveniente dal nord Atlantico d’aria polare-marittima in direzione dell’arco alpino.
Esempio di configurazione barica tipo per l'innesco della ricaduta favonica.
La mappa a fianco rappresenta la pressione al suolo e i sistemi frontali del 5/02/99. E' evidente dove indicato con la freccia rossa, il naso del Föhn, contraddistinto anche da un avvicinamento delle isobare e una deformazione delle stesse dovuta alla morfologia delle Alpi, inoltre si nota la bassa pressione orografica sottovento rappresentata con la T sul basso Piemonte, creatasi dopo il transito della perturbazione. Dettaglio sotto.

L’aria fredda e umida impattando contro le montagne, effetto STAU (sbarramento), per valicarle è costretta ad un sollevamento forzato lungo il pendio delle stesse; durante tale fase la massa d’aria perde all’incirca 1° ogni cento metri, ma solo fino ad un certa altezza; dato che alla quota X (variabile), raggiunge il punto di condensazione formando nuvole e conseguenti precipitazioni.
Attraverso il fenomeno della condensazione viene liberato calore latente (calore sviluppato appunto dalla condensazione), tale energia fa si che la temperatura non cali più di 1°, ma di 05°/06° ogni 100mt. di quota. Se ipotizziamo semplificando una partenza a quota 0mt. slm. con temperatura di 30°, arriviamo a 1500mt. con una temperatura di 15°; supponendo che a questa quota inizia la fase di condensazione e valichiamo le montagne a 3000mt., la temperatura persa per raggiungere tale quota non sarà più di 15° ma soli 7.5°, a questo punto ci rimane “un’eccedenza termica” di 7.5°. Nella fase discendente (sul versante sottovento) la massa d’aria in questione ha un riscaldamento progressivo di 1° centigrado ogni 100mt. fino a basse quote, con l’aggiunta dei 7.5° della fase di condensazione sul versante sopravento.
In fine, tanto più la massa d’aria d’origine è umida, tanto più sarà importante lo STAU nel versante sopravento, con notevole condensazione e precipitazioni abbondanti = forte rilascio di calore latente = forte effetto favonico nel versante sottovento.
Massa d’aria d’origine secca = debole STAU = debole condensazione quindi rilascio di calore latente quasi assente = effetto favonico assente o debole.
Il sensibile calo igrometrico nella fase discendente del vento è da attribuirsi all’aumento della temperatura, non di raro si raggiungono valori attorno o inferiori al 10%.

SCHEMA SEMPLIFICATO
Valore termico iniziale a 0 m. slm. 30°C
Raffreddamento di 1°C ogni 100 m. da 0 m. sino a quota 1500 m. 15°C
Da 1500 m. in su, condensazione con formazione di nuvole e precipitazioni, raffreddamento di 0.5°C ogni 100 m. 7.5°C
Riscaldamento nella discesa a valle di 1°C ogni 100 m. 30°C
Eccedenza termica 7.5°C
Saldo termico finale a 0 m. slm. 37.5°C


Nella carta satellitare a fianco (05.02.99) è ben evidente il forte STAU (sbarramento) indotto dalle Alpi, contrassegnato da una estesa e compatta nuvolosità sul versante nord alpino, foriera di precipitazioni anche nevose.
Viceversa il bacino padano rimane sereno con ottima visibilità.

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